lunedì 15 febbraio 2016

L’ELOGIO DI GIOVANNI E IL MISTERO DEL REGNO DEI CIELI


Subito vengono segnalate alcune reazioni all’opera di Cristo, un’opera che è vista dall’evangelista come espressione visibile della sapienza divina (Mt Cap. 11,19). La prima reazione è quella del Battista e dei suoi discepoli: pare, infatti, che nei primi tempi cristiani si fosse costituita una comunità che attribuiva a Giovanni connotati messianici. Gesù, dopo aver sinteticamente dipinto la sua azione di salvezza e l’annunzio del vangelo ai poveri, offre un ritratto glorioso del Battista richiamandosi alla figura di Elia, il profeta che era considerato dalla tradizione giudaica come il precursore del Messia, sulla scia di un passo di Malachia (3,1), che qui viene appunto citato. Si ha, quindi, da un lato l’esaltazione di Giovanni, della sua persona integerrima e della sua alta missione; ma si ha anche, d’altro canto, un suo ridimensionamento a figura preparatoria del regno dei cieli instaurato in Cristo. Egli è, perciò, quasi il punto d’arrivo della profezia. 

Attraverso la mini-parabola dei ragazzi che sulla piazza non s’accordano sul giuoco da fare (mimare una festa nuziale o un rito funebre?), Gesù segnala poi un’altra reazione,  quella dell’indifferenza ottusa dei suoi contemporanei, i quali non si convertono né di fronte all’aspra predicazione del Battista né di fronte a quella «misericordiosa» di Cristo. 

Ma c’è un’altra reazione ed è quella del rifiuto assoluto, incarnata da alcune città della Galilea ove Gesù ha predicato, come Corazin e Betsaida: il giudizio che piomberà su di loro sarà severo e supererà quello della citta-simbolo del peccato, Sodoma (Genesi 19,1-29). 

Il nostro brano, però, finisce con una stupenda preghiera-benedizione che Gesù rivolge al Padre celeste. E’ la celebrazione dell’accoglienza del vangelo da parte dei «piccoli», coloro che si affidano senza pretese e orgoglio alle mani di Dio. Essi sono i semplici, i puri di cuore, i poveri, gli affaticati e gli oppressi. A loro è lieve il giogo del vangelo, che non esitano a prendere su di sé con gioia. Nella tradizione giudaica il giogo era un’immagine usata per indicare l’accettazione dei precetti della legge biblica. Ma al centro di questa benedizione si esalta anche l’unicità del rapporto tra Cristo e il Padre divino, un rapporto di comunione, di conoscenza e di amore reciproco totale. 


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