domenica 1 luglio 2018

SIRACIDE




L’antica versione latina della Bibbia, la “Vulgata”, aveva intitolato questo libro sapienziale "Ecclesiastico", non solo per metterlo in parallelo con il Qohelet, L’Ecclesiaste, ma anche perché l’opera era molto usata nella comunità ecclesiale cristiana, a causa della vastità dei suoi insegnamenti, vera e propria sintesi della sapienza ebraica. Fino allo scorcio dell’Ottocento, il libro era noto solo nella versione greca stesa dal nipote dell’autore «nell’anno trentottesimo del re Evergete di Egitto», cioè nel 132 a.C. Ma alla fine del secolo scorso, grazie a manoscritti scoperti al Cairo, prima, e successivamente in Israele, presso il Mar Morto (Qumran e Masada), è stato possibile ricostruire il testo originario ebraico per due terzi.

Proprio per l’adozione del testo greco, rispetto all’originale ebraico, il nostro libro non è entrato (insieme con 1 e 2Maccabei, Tobia, Giuditta, Baruc, e Sapienza) nel Canone delle Scritture sacre degli Ebrei e, in seguito, dei protestanti, ma solo in quello cattolico. Il nome completo dell’autore, vissuto nel II secolo, era «Simone, figlio di Gesù, figlio di Eleazaro, figlio di Sirach» (50,27, secondo l’originale ebraico), donde l’appellativo Ben Sirach o Siracide, attribuito anche all’opera.

L’autore fa il punto sulla sapienza tradizionale d’Israele aggiornandola secondo i problemi e le esigenze del suo tempo. Quattro inni punteggiano l’opera creando, così, una sequenza di tre parti. Nel capitolo 1 e nel 24 è di scena la Sapienza divina, che si presenta nella sua funzione di mediatrice tra Dio, il creato e l’umanità (si veda l’analogo inno di proverbi 8). Il Siracide tende, però, a identificare la Sapienza creatrice e rivelatrice con «il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che ci ha comandato Mosè» (24,22), cioè la Torah, i libri sacri del Pentateuco.

È, quindi, vivo il legame tra la Sapienza divina e Israele. Non si esclude, però, il nesso con il resto del mondo. Ecco poi il terzo inno (42,15­­­-43,33), che esalta il creatore e le meraviglie da lui operate, soprattutto con la creazione del sole. Risultano così tre grandi aree di capitoli (1-23; 24-41; 42-50): le prime due di proverbi e riflessioni sapienziali, la terza con una rilettura sapienziale di tutta la storia santa d’Israele (l’«elogio dei padri»). Un quarto inno, nel capitolo 51, conclude tutta quest’opera particolarmente ricca di temi e di lezioni sapienziali.

Nota Finale

Per molti aspetti il Siracide riflette lo stile e le tematiche del libro dei Proverbi. Attraverso brevi aforismi o piccoli trattati, si affrontano i temi fondamentali della vita umana: la giustizia, la vita sociale, familiare e matrimoniale, il lavoro, la morte, la libertà, la storia della salvezza, tutto è visto alla luce di Dio e della sua sapienza. Pur essendo ancorato alla tradizione antica d’Israele, il Siracide contiene anche valori assunti dal mondo greco e per questo motivo è stata coniata per il suo autore la definizione di “conservatore illuminato”.

La concretezza dei temi e la vastità dell’opera hanno reso questo testo sapienziale caro alla tradizione cristiana, che l’ha chiamato significativamente l’Ecclesiastico, cioè “il libro della Chiesa”. Redatto agli inizi del II sec. a.C. da un sapiente giudeo della Palestina che si firma Gesù figlio di Sirach, conosciuto come Ben Sira o il Siracide, il libro è giunto sino a noi nella versione greca, ma il ritrovamento di vari frammenti del testo primitivo ha permesso di ricostruire ampiamente la versione originale ebraica.   




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