sabato 8 settembre 2018

EZECHIELE



La vicenda profetica del sacerdote Ezechiele (“Dio è forte”) era iniziata nel 593-592 a.C. lungo uno dei canali di Babilonia, ove da cinque anni viveva, in seguito alla prima deportazione eseguita dai Babilonesi nel 597-596 a.C. (vedi 2Re 24,10-17). Là il Signore, in una maestosa visione, l’aveva chiamato a una missione di giudizio. Spazzando via tutte le illusioni degli Ebrei esuli a Babilonia e di quelli rimasti ancora a Gerusalemme, il profeta nei primi 24 capitoli del suo libro annunzia il crollo irrevocabile del regno di Giuda.

Egli lo fa non solo mediante una predicazione espressa con immagini molto vivaci e potenti, ma anche con tutta una serie di azioni simboliche: esse sono simili a recite pubbliche che, nello stile del mondo orientale, hanno lo scopo di esaltare e mostrare come efficace l’annunzio che si sta per comunicare (esemplare è, fra le altre, la scena della “tavoletta dell’assedio” nei capitoli 4-5). La caduta di Gerusalemme (586 a.C.) segna una svolta radicale nella missione del profeta.

È ciò che appare in molte parti dei capitoli 33-39 (si legga il capitolo 36, ove si riprende il tema della “nuova alleanza” già cantato da Geremia, o l’indimenticabile capitolo 37 con la celebre visione degli scheletri aridi che riprendono vita). Ma è nella finale dei capitoli 40-48 che si ha il disegno della mappa della terra santa e di Gerusalemme risorte. Con minuziosità “sacerdotale” Ezechiele delinea il tempio del futuro, il suo culto e la sua comunità, mentre un fiume d’acqua viva, uscito dal tempio risorto, feconderà tutta la terra d’Israele, riportando vita e speranza.

Una piccola serie di capitoli (25-32) è, infine, dedicata a sette nazioni diverse, alle quali viene indirizzato un severo messaggio divino: grandiosi e interessanti sono gli oracoli dei capitoli 27-28 per la città fenicia di Tiro. Molti sono i temi spirituali che Ezechiele affronta: pensiamo alla responsabilità personale di ogni uomo nei confronti del peccato e della salvezza (capitolo 18), al motivo del buon pastore atteso (capitolo 34), alla citata alleanza con Dio nel cuore rinnovato e nello spirito di Dio (capitoli 11 e 36), all’uso di immagini che diverranno importanti, nel giudaismo successivo, per quella corrente di pensiero e di scritti che verrà chiamata “apocalittica”, mentre le ultime pagine influiranno su quella “Tradizione Sacerdotale” che abbiamo già incontrato leggendo i primi libri della Bibbia.

Nota Finale

Nel 597 a.C., undici anni prima della caduta di Gerusalemme, Ezechiele viene deportato, con altri prigionieri ebrei, a Babilonia, dove Dio lo consacra profeta durante una grandiosa visione, chiamandolo a predicare ai suoi compagni d’esilio: missione che Ezechiele adempirà per ben venticinque anni. Uomo d’inflessibile volontà e tenacia, egli non si limita a predicare, ma compie anche numerose azioni simboliche che prefigurano il crollo di Gerusalemme a causa dei suoi peccati. Gli oracoli di Ezechiele si dividono essenzialmente in tre parti: l’ammonimento al suo popolo a pentirsi, la condanna contro le nazioni pagane e le profezie sulla restaurazione di Israele. 

Provenendo da una famiglia sacerdotale ed essendo egli stesso sacerdote, il profeta mostra un particolare interesse per la riedificazione del tempio di Gerusalemme dopo l’esilio. Il suo messaggio di speranza per una nuova terra, una nuova Gerusalemme e un nuovo tempio non più contaminati dal peccato diverrà una specie di guida spirituale per la ricostruzione della nazione ebraica. 

Fra le tesi teologiche esposte nel libro di Ezechiele, una delle principali è quella che rigetta il principio secondo cui le colpe dei padri ricadono sui figli e afferma invece la responsabilità individuale davanti a Dio. 

Il libro, pur avendo subito rielaborazioni e ampliamenti, è sostanzialmente attribuito a Ezechiele, il quale ha vissuto e descritto la situazione del suo tempo.

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