sabato 19 luglio 2014

LA MELA E IL SERPENTE (LE RADICI DELLA COLPA)


Se l'uomo non si libera dalla colpa originaria, cercherà invano il rimedio dei mali come la fame, la guerra. Non si vive senza mangiare , e la fame spinge alla guerra. Dopo il Socialismo reale, oggi è l'Islam a voler guidare e interpretare la fame del mondo. Ma anche per l'Islam la nostra vita incomincia con la colpa di Adamo: egli mangia la «Mela» che può farlo diventare «Dio». Se questo cibo ha tanta «Potenza», l'uomo, mangiandolo, vuole mangiare «Dio», identificarsi alla «Potenza» suprema. I gesti più indispensabili alla vita , come il cibarsi , sono quindi sentiti come gli errori più profondi; la vita stessa è deviazione, colpa. 
Anche per Eraclito la vera morte è nascere. L'uomo religioso crede che liquidi, vegetali, animali, corpi del nemico ucciso contengano forze superiori, divine e che dunque, mangiandoli e bevendoli, egli possa immedesimarsi con la «Potenza» suprema del «Dio». Il cibo nutre solo se è sacro. Da noi è diventato routine alimentare e ci si rifiuta di credere che bere e mangiare possano essere una colpa. Ma si continua a crederlo nelle patologie alimentari. Ed è vistosa la permanenza del passato nel rito cattolico dell'«Eucarestia», dove viene mangiato e bevuto il corpo e il sangue di «Dio». 
E comunque il «Senso» originario del mangiare «Dio» permane nella volontà dell'uomo di appropriarsi della «Potenza» suprema del «Nuovo Dio», la «Tecnica» (vedi pubbl. Genn. e Febbr. 2014). L' uomo incomincia a vivere quando vuole diventare qualcosa di diverso da ciò che egli crede di essere. Affamato, debole, atterrito, vuol essere altro, cioè le potenze che lo fanno diventare altro , sazio, forte, felice. 
L' esperienza religiosa si rivolge appunto alle forme originarie di questa volontà: mangiare, bere, uccidere ciò che si mangia e si beve, unirsi sessualmente. Quando si uccide non si vuole soltanto un vuoto , l'assenza dell' ucciso, ma si vuole occupare il vuoto ottenuto, incorporando le forze che lo riempivano. «Mangiare» è «Uccidere»; «Uccidere» è «Mangiare». Anche l' «Unione sessuale», come il «Mangiare e l' Uccidere», è un voler diventar l'altro a cui ci si congiunge ed essere uno con esso . Non si vive senza «Mangiare», «Uccidere», «Unirsi sessualmente». Poi, anche il sapere verrà inteso come incorporamento (sapere, sapore). 
Le religioni vedono la colpevolezza del vivere, ma la rinviano a un tempo che precede la vita. In quel tempo il «Dio» viene ucciso, o si tenta di ucciderlo, e tuttavia l' uccisione del «Dio» genera il mondo. Le parti del mondo sono ad esempio le membra della dea Tiamat. Nel Cristianesimo, dopo il tentativo fallito di Adamo, è il Verbo stesso di «Dio» che vuol morire in croce, generando il nuovo mondo redento dal peccato. Perché il «Dio» possa esser mangiato non è forse necessario che innanzitutto sia ucciso, smembrato, reso cibo? 
La vita è colpa perché presuppone l' uccisione del «Dio». Al di là di ogni esperienza religiosa, si fa innanzi qualcosa di essenzialmente più radicale intorno al «Senso» autentico della colpa del vivere: così radicale da lasciarsi alle spalle le nostre convinzioni più profonde, e innanzitutto la più profonda e radicata di tutte: che le «Cose» del mondo siano , come si diceva , un diventar altro, e che noi viviamo perché vogliamo diventar altro da ciò che siamo e vogliamo far diventar altro le «Cose» e gli umani. Si fa innanzi, infatti, il pensiero inaudito e spaesante che la colpa autentica del vivere è proprio il volere (presente anche nell'amore più tenero) che qualcosa divenga altro da ciò che essa è. 
Mangiare, Uccidere, Unirsi con l'amore dei sessi è colpa perché in ognuno di questi gesti è presente il voler diventare e far diventare altro le «Cose», ossia è presente la stessa condizione fondamentale del vivere. Il pensiero inaudito e spaesante dice questo: se si crede che qualcosa diventi altro , ad esempio che l'uomo diventi cenere (o Dio) , allora si crede che egli, diventato altro da sé, è altro da sé, è altro da ciò che esso è. Se è lui, e non un'altra «Cosa», a diventare altro da sé, è cioè necessario che egli, restando se stesso, sia insieme ciò che egli non è; che restando uomo sia, insieme cenere (o Dio). 
E credere in tutto questo non è forse la «Follia» estrema, la «Colpa» in cui per altro ci si trova in ogni momento della vita? Così, il pensiero inaudito vede la «Colpa» e la «Follia» in ciò che per i mortali è l' «Evidenza Suprema». Tale pensiero si fa udire nel fondo di ciascuno di essi anche se altre voci riempiono le loro orecchie. Si cerca invano il rimedio dei mali, se il «Senso» autentico della «Follia» e della «Colpa» non viene alla luce. 
Interpretare il mondo significa avvolgere i fatti in significati che è l'uomo a conferir loro. Sin dall' inizio l'uomo interpreta e nascita e morte, unione dei sessi, fame e sete, cibo, guerra, pace, sogni. Prime grandi interpretazioni del mondo, i miti e le religioni dove il cibo e le bevande stanno al centro della scena. Quando l'uomo arcaico mangia e beve soddisfa certo un bisogno, prova piacere. Ma interpreta il piacere come effetto della «Potenza» elargitagli dal carattere divino di cibo e bevanda. Dunque, per salvare il mondo e l'uomo il Dio deve diventare cibo. Ma per diventare cibo deve essere smembrato e sacrificato. Anche la Bibbia e la religione greca evocano una situazione analoga. Ma attraverso un percorso che prevede il fallimento del tentativo dell'uomo di cibarsi di Dio. 
Nel libro della Genesi il «Serpente» dice: «se mangerete il frutto dell'albero del bene e del male, non solo non morirete, come invece Dio vi dice , ma vi si apriranno gli occhi, e sarete come dèi». Se mangiare la mela è diventare come dèi , la mela è anche qui il divino, il Dio. Per acquistare «Potenza» bisogna impadronirsi della «Potenza» del Dio; e diventare come dèi significa uccidere Dio. Agli inizi, l' uomo biblico mangia decidendo di uccidere Dio per ereditarne la «Potenza». Si può pensare che il testo biblico porti alla luce la «Violenza» che si nasconde al fondo della «Volontà» di mangiare il cibo divino. Ma il tentativo fallisce, questo Dio non si lascia mangiare ed uccidere e caccia Adamo dal Paradiso terrestre. Per il «Cristianesimo» l'uomo deve rapportarsi a Dio liberandosi dalla «Volontà» luciferina di distruggerlo e sostituirvisi . Solo in questo modo il sacrificio di Cristo non appare come qualcosa di empio. Sarete come dèi , dice il «Serpente». Sarai come uomo, dice il Padre al Figlio unigenito. E ancora una volta la «Salvezza» dell'uomo e del mondo richiede lo smembramento del Cristo e il suo diventare cibo, come appunto accade nell' «Eucarestia». L' uomo diventa come Dio perché è Cristo a volere che lo diventi. Quel che era «Empio» come iniziativa umana diventa «Santo» come iniziativa divina. 
Anche la religiosità Greca evoca un tentativo fallito dell'uomo di identificarsi a Dio, che poi si risolve nell'iniziativa del Dio Dioniso di identificarsi all'uomo. Per Omero, Erodoto e la grande lirica greca l'uomo è ombra di un sogno , effimero, incapace di avvicinarsi agli Dèi: meglio per lui se non fosse mai nato. Prometeo tenta di sottrarre agli Dèi la «Potenza» del fuoco per donarla ai mortali, ma anche il suo tentativo fallisce, come quello di Adamo. Dioniso è invece una divinità sostanzialmente estranea all'Olimpo greco. Generato da Semele donna mortale, dice Esiodo, è fatto a pezzi dai Titani, che lo divorano. Ma Dioniso risorge. Le baccanti, sue sacerdotesse, sovvertono ogni ordine della natura e del consorzio umano e divino, dilaniano e divorano animali ed esseri umani, perché nelle carni crude è presente il Dio che muore e risorge, e fa continuamente morire e risorgere chi si unisce a lui. Ciò che è «Empio» in Adamo e Prometeo, diviene «Santo» in Dioniso che si sacrifica e si dona agli uomini. Come Cristo. 
Siamo così lontani, oggi, da queste interpretazioni del mondo? Si crede di sì, ma è per essere «Potente» che l'uomo vuole diventare Dio e lo uccide e lo mangia. Per essere «Potente» l'uomo deve voler diventare altro da quello che egli è. E, per volerlo, egli deve credere che il «divenir altro» non solo sia possibile, ma stia sotto gli occhi di tutti. Non si riuscirà mai a cogliere il «Senso» autentico della «Potenza» e della «Violenza», se non si guarderà in faccia e non si metterà in questione questa apparente astrattezza del «divenir altro» che per altro sin dall'inizio si incarna nell'assoluta concretezza dell'unione dei sessi, del mangiare e del bere, del nascere, morire, uccidere. Per l'uomo arcaico il piacere di mangiare è «Potenza divina» .

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