domenica 13 maggio 2018

MACCABEI 1-2



Si tratta di due opere distinte che affrontano, da angolature diverse e in forme differenti, le vicende vissute dagli Ebrei sotto il dominio dei Seleucidi, i discendenti di uno dei generali di Alessandro Magno, Seleuco, che avevano sotto il controllo l’area siro-palestinese. Questa dinastia con uno dei suoi sovrani, Antioco IV (175-164 a.C.), aveva imposto a tutto il proprio regno un modello di società, di legislazione, di cultura e di religione di impronta greca.

Tale imposizione non poteva essere accettata dagli Ebrei osservanti, che reagirono dando vita a una vera e propria rivoluzione capeggiata da Giuda, soprannominato “Maccabeo” (termine che può significare “martello” o “designazione del Signore”), che coagulò attorno a sé un vero e proprio esercito partigiano, destinato a opporsi alle forze siro-ellenistiche di Antioco IV.

Il primo libro descrive appunto, in tre medaglioni, le valorose imprese di Giuda (3,1-9,22), di suo fratello e successore Gionata (9,23-12,53) e infine di Simone, l’altro fratello che darà origine a una dinastia che regnerà in Israele fino alle soglie dell’era cristiana (capitoli 13-16). Gli eventi narrati vanno dal 167 al 134 a.C. e comprendono guerre, atti eroici, trattative diplomatiche, la purificazione del Tempio di Gerusalemme, profanato su ordine del re Antioco IV con una statua idolatrica, forse di Zeus. Non mancano pagine esaltanti ma anche vicende confuse e oscure.





Il secondo libro dei Maccabei, presentato come il riassunto di un’opera in cinque libri di un certo Giasone di Cirene, ha invece al centro solo la figura dell’eroe Giuda Maccabeo. L’opera è interessante perché permette di individuare anche alcuni temi cari alla religione giudaica dell’epoca recente. Si proclama la fede nella risurrezione e nella vita eterna (capito 7,9), si esalta la presenza degli angeli accanto ai combattenti per la libertà, si dichiara la fede nella creazione dal nulla operata da Dio (7,28), si afferma la validità del suffragio dei vivi per i morti (12,38-45). I due libri, giunti a noi in greco, non sono entrati per questo nel Canone ebraico (e in quello protestante), ma sono riconosciuti come ispirati dalla Chiesa cattolica.


Nota Finale

«Primo libro dei Maccabei». I due libri dei Maccabei narrano i quarant’anni di storia che vanno dal 175 al 134 a.C. È un periodo denso di avvenimenti per il popolo ebraico, mentre la Palestina si trova sotto il controllo della dinastia dei Seleucidi, che regge il regno di Siria, uno degli stati sorti con la spartizione dell’impero di Alessandro Magno. Quando i re seleucidi, e soprattutto Antioco IV Epifane (175-164 a.C.), decidono di imporre la religione e la cultura greche agli Ebrei, si scontrano con la reazione popolare guidata dalla famiglia dei Maccabei, i quali intraprendono una lunga lotta, che porta alla conquista della libertà e dell’autonomia religiosa. L’autore del primo libro dei Maccabei, composto tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C., ci è ignoto; egli è spesso uno storico attendibile e un testimone oculare di molti avvenimenti, ma il suo intento è principalmente religioso e nazionalistico: mostrare la provvidenza del Signore verso il suo popolo, rafforzare la fede nell’unico Dio contro i culti pagani dell’ellenismo ed esaltare l’eroismo dei Giudei perseguitati.

«Secondo libro dei Maccabei». Scritto originariamente in greco, non è il seguito del primo, né opera dello stesso autore. Si tratta di una rielaborazione dei medesimi avvenimenti riguardanti la rivolta dei Maccabei contro il potere ellenistico della dinastia seleucide regnante in Siria. Al centro del libro domina la figura di Giuda, il più celebre e attivo dei Maccabei, ma attorno a lui si sviluppano quadri famosi non citati nel primo libro, come l’umiliazione di Eliodoro, incaricato dal re Seleuco IV di spogliare il tempio di Gerusalemme, o come il martirio di Eleazero e dei sette fratelli giudei che non vogliono tradire la loro fede. L’opera, fortemente intrisa di passione nazionalistica, di tesi moraleggianti e composta in uno stile retorico e solenne, è il riassunto di un altro scritto di un certo Giasone di Cirene, andato perduto. Tuttavia, è importante perché l’anonimo autore ci rivela le convinzioni teologiche del Giudaismo attorno al I sec. a.C.: la fede nella risurrezione, il suffragio per i defunti, l’intercessione dei morti per i vivi, la presenza degli angeli e la dottrina della creazione del mondo dal nulla. 
    




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